"Arabi democraticiliberali". Interviste di presentazione
Si è svolta il 13 giugno presso l’Hotel Nazionale in piazza Montecitorio la conferenza stampa di presentazione della Associazione e del sito "Arabi Democratici liberali". (Vedi il sito)
“Il sito nasce per portare avanti un obiettivo strategico molto preciso – ci ha spiegato Giuseppe Rippa, direttore di QuaderniRadicali e dell’agenzia quotidiana NuovaAgenziaRadicale (www.agenziaradicale.it), nonché segretario dell’associazione - quello di organizzare una domanda politica di libertà contro l’oppressione che molti cittadini del mondo arabo e musulmano subiscono all’interno di un processo storico e politico molto chiaro.
Il mondo arabo ha vissuto una situazione non risolta di rapporto tra individuo e gruppo, individuo e clan, e questo ritardo si consuma all’interno di un altro elemento drammatico, che è quello di una difficoltà di comprensione tra la cultura occidentale e quella araba, che invece, all’inverso, potrebbero trovare molti elementi di comunicazione partendo proprio dall’affermazione della centralità dell’individuo e della persona.
Se il versante fondamentalista religioso e radicale terroristico ha preso la forma che oggi conosciamo – ha proseguito Rippa - è anche perché esiste una parte del mondo occidentale che nega questa nuova identità soggettiva del mondo arabo.
Invece è proprio in questa che il mondo occidentale dovrebbe cercare e trovare il suo vero reale interlocutore rispetto al processo di pacificazione, che oggi è necessario e urgente.
Il nostro scopo è quindi lavorare per dare forma a questa identità, che non esiste solo nella coscienza di intellettuali, scrittori e scrittrici, ma anche di larga parte delle nuove realtà giovanili e delle donne del mondo arabo.
Il nostro obiettivo – ha concluso - è di divulgare questo disegno strategico etico e culturale nel mondo arabo e in quello occidentale.
Queste sono a nostro avviso le premesse necessarie e inevitabili per far sì che la via del dialogo abbia una forma concreta e non sia soltanto una mera affermazione verbale”.
All’incontro, dove accanto agli organi si stampa era presente un pubblico attento e partecipe, è intervenuto anche Yigal Carmon, presidente del MEMRI - MiddleEastMediaResearchInstitute.
Carmon ha spiegato come uno dei problemi sia portare a conoscenza della realtà culturale e politica degli arabi liberali: leggendo gli scritti di alcuni autori contemporanei pubblicati sul sito del MEMRI (che presto saranno resi disponibili anche in italiano sul sito dell’associazione Arabi Democratici e Liberali), ha sottolineato, c’è da non credere ai propri occhi per chi immagina l’islam come un unico blocco monolitico e privo di spazi per il cambiamento.
Cambiamento che – ha affermato con cauto ottimismo, rispondendo a chi dal pubblico lo interrogava sui possibili tempi per modificare lo stato delle cose – non solo è già in corso, ma anche visibile: basta guardare alle evoluzioni degli ultimi sei o sette anni, al proliferare di mezzi di comunicazione e informazione in medio oriente, la presenza di reti televisive e siti web.
Il sito e l’associazione intendono quindi rispondere ad una domanda preliminare, sgomberando il campo da equivoci: gli arabi liberali e democratici esistono, e il sito dà loro voce e spazio.
Ma si tratta solo di un’elite culturale intellettuale, e quindi di un fenomeno circoscritto e limitato, o la domanda di liberalismo riguarda potenzialmente l’intera popolazione? E in tal caso, come aiutarla ad emergere e raggiungere il maggior numero possibile di persone?
“La realtà degli arabi democratici e liberali riguarda anche la popolazione, non c’è dubbio – ci ha spiegato Anna Mahjar Barducci, presidente dell’Associazione -A nessuno piace vivere sotto dittatura, a nessuno piace essere torturato o arrestato.
Riguardo a come far emergere e vivere questa domanda di liberalismo, la cosa più importante a mio avviso è sponsorizzarla e promuoverla, sapendo che bisognerà farlo per tanto tempo per vedere davvero i cambiamenti; vediamo per esempio in Egitto che a volte la ragion di stato non ha dato spazio alla corrente liberale democratica, perché molto spesso per frenare i Fratelli Musulmani si è appoggiata una dittatura che comunque tortura e arresta allo stesso modo anche ragazzi di quindici anni, lasciando magari in prigione blogger e altre persone che potrebbero invece aiutare a cambiare”.
Ovunque ci sia o ci sia stata una dittatura nel mondo, da Cuba ad alcuni paesi del mondo arabo, la prima vittima è sempre la libertà di informazione; non è un caso infatti che strumenti come Radio Londra, Voice of America e Radio Martì a Cuba siano stati mezzi di risposta molti importanti di fronte all’oppressione.
Cosa si può fare per il mondo arabo, lavorando su questo fronte?
“Si può agire soprattutto attraverso internet – prosegue Anna Mahjar Barducci - perché un giornale si può censurare, mentre se si censura un sito se ne può fare un altro e poi un altro ancora, e quasi tutti ormai anche in medio oriente hanno accesso a internet. Sono noti i casi di blog in Iran o Egitto che vengono ostacolati perché parlano di libertà e diritti: sta diventando un fenomeno popolare sempre più difficile da fermare, censurare o controllare da parte dei regimi”.
L’iniziativa presentata a Roma non si rivolge solo al mondo arabo o a quello occidentale, ma tenta di porsi come un possibile punto di incontro, considerando anche che, come è stato ricordato nella conferenza stampa, che grazie ai numerosi interventi dei presenti ha assunto i toni di un dibattito, i migliori alleati delle dittature sono proprio i governi occidentali con la loro indifferenza.
“Tuttavia – spiega ancora la Mahjar Barducci - essendo in italiano il sito si rivolge soprattutto a chi è qui, il che vuol anche alla comunità musulmana presente nel paese, che è italiana, con l’obiettivo di poter dare anche un punto di riferimento ai giovani che ne fanno parte, che invece che cercarlo in un islamista o in una moschea ne troverebbero uno positivo, che potrebbe aiutarli nel proprio processo individuale”.
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