Alla Croce“In terra di nessuno” di Alessandro Cortese de Bosis. Interventi di Masia, Cadorna, Rippa Roma, 4marzo 2007
L’attività di promozione culturale condotta della Libreria Croce di Roma sembra non conoscere sosta; venerdì 2 marzo ha infatti ospitato la presentazione del libro dell’ambasciatore Alessandro Cortese de Bosis dal titolo “In terra di nessuno”, come consuetudine la presentazione ha fornito lo spunto per un dibattito che per l’occasione ha visto la partecipazione di autorità militari e civili.
Il primo a prendere la parola è stato Antonio Masia, autorevole membro del prestigioso P.E.N. club, che con evidente emozione ha letto alcuni passaggi del libro del De Bosis, ponendo l’accento su un accostamento che ricorrerà spesso nel corso dell’incontro, quello tra Alessandro Cortese De Bosis e la figura di suo zio Lauro De Bosis.
Masia pone l’indice sul come, pur nelle loro differenze, i due fossero accomunati da un comune retaggio che li spinse a farsi fautori di democrazia, strumenti, fin da giovanissimi, di quell’anelito vitalistico che è la democrazia, sentimento che li portò ad immergersi in contesti ed azioni di grande impatto umano e pratico.
Nel caso di Lauro con la liberazione nei cieli romani, nel 1931, di quattrocentomila manifestini inneggianti alla democrazia, contro il giogo fascista, il secondo offrendo il proprio fattivo contributo all’opera delle forze di liberazione.
Il primo morì quel giorno stesso sulla rotta di ritorno verso la Francia, precipitando con l’aereo che aveva pilotato per il volo su Roma, il secondo, invece, quest’oggi ci fornisce un’altra vivida testimonianza dei momenti che scandirono l’arrivo dei giorni della liberazione.
Quei giorni in cui i passi nella neve e nel fango tracciati dai giovani paladini della libertà, facevano da apripista alle truppe americane ed inglesi.
Americane ed inglesi, ma non solo.
Durante la guerra di liberazione trovarono la morte in Italia oltre cinquantamila uomini, tra mussulmani ed ebrei, che combatterono fianco a fianco per il bene di un paese che non era il loro.
Quest’immagine così forte, ci offre numerose suggestioni circa la potenza morale che risiede nella democrazia in quanto idea e non nella democrazia in quanto strumento di governo.
Un sentimento che è un valore in se e che impone il superamento di tutte le logiche di cittadinanza e di contrapposizione religiosa.
Dalle parole del colonnello Cadorna, anch’egli convenuto all’incontro, emerge prepotentemente l’analogia tra lo spirito che animava i cittadini italiani durante la liberazione e quello che ha spinto il popolo iracheno, in un contesto storico ben più recente, a recarsi alle urne anche a costo della propria vita.
In questo c’è una forte trasposizione iconica del pensare la libertà.
Tornando al libro, è semplice percepirvi una forte impronta storica, una storia che, tuttavia, non si appiattisce sul glorioso piano della liberazione, ma che traccia la genesi della “grande storia”, attraverso unità minori, attraverso “piccole storie” che raccontano una quotidianità modesta ma ricca di quella dignità dell’animo che è la speranza.
L’intervento di Giuseppe Rippa direttore di Agenzia Radicale e Quaderni Radicali - in coda, ha preso le mosse dal sottolineare come un antimilitarista come lui così bene si inserisca in un contesto in cui l’opera dei militari è stata preponderante, nel bene e nel male.
Il motivo sta in quella trasversalità del sentimento liberale che solca ed accomuna contesti solo apparentemente opposti come, per l’appunto, quello militare e quello antimilitarista, utilizzando questo spunto di riflessione come sponda per due valutazioni.
La prima attiene al fatto che chi si fa promotore della pace, sulla base di un forte attivismo, dovrebbe percepire un trasporto analogo a quello che anima quanti, per scelta o per professione, guardano in faccia la guerra.
Ad oggi, invece, chi si riempie la bocca di parole come “pace” e “solidarietà” tende a mettere in scena una vuota parodia da avanspettacolo, parodia di quello che è stato il pacifismo praticato da Gandhi, ossia un pacifismo della ragione e della forza dell’azione.
La seconda riflessione è una critica verso il sistema politico attuale; sofferente di una penuria di governabilità figlia di un illusorio ammaestramento del conflitto politico che, in realtà, non ha fatto altro che svilire il liberalismo, quel liberalismo per cui Alessandro Cortese De Bosis ha marciato e per il quale Lauro De Bosis ha solcato i cieli, come un metaforico dardo di libertà.
Diego Nannuzzi
Alla Croce“In terra di nessuno” di Alessandro Cortese de Bosis. Interventi di Masia, Cadorna, Rippa