Il club Ernesto Rossi, attivo da circa quindici anni con la sua attività politico-culturale nell'area radicale, ha avuto dai suoi fondatori questo nome non solo per ricordare una delle figure preminenti di politico e di studioso alla quale quanti in quest'area si riconoscono e si ritrovano continuano a fare riferimento.

Perché Ernesto Rossi (1897 – 1967) è un personaggio di viva attualità e il Club dedicato al suo nome ne sente sempre la presenza nelle sue iniziative di dibattito politico.
Ada Rossi, moglie di Ernesto, che con il marito riuscì a convivere solo dopo il 25 luglio 1943, ci regalò una foto del "vassoio" che egli aveva disegnato durante il confino a Ventotene, raffigurando i principali compagni antifascisti al confino. Ernesto Rossi era stato interventista, di quell'interventismo "di sinistra", che sulla scia delle tradizioni risorgimentali voleva combattere l'autoritarismo e l'imperialismo degli imperi centrali; volontario in guerra aveva riportato una brutta ferita all'addome e lui, che non proveniva da ambiente intellettuale colto, aveva avuto un'iniziale simpatia per l'originario movimento fascista, subito distoltone da Gaetano Salvemini che aveva conosciuto a Firenze e con il quale collaborò a "L'Unità". E da Salvemini, di una generazione più adulto, egli mutuò quella premessa "liberista", condivisa da personaggi di varia estrazione come Giovanni Amendola, don Luigi Sturzo, Luigi Einaudi, maestri di una generazione di liberali di sinistra che nel secondo dopoguerra si espresse prima ne "Il Mondo" di Mario Pannunzio del quale Rossi fu uno dei principali collaboratori e poi nel Partito radicale, del quale egli fu tra i fondatori, a metà degli anni cinquanta.

Liberisti perché non credevano in una sinistra statalista (né in economia, né in generale) ed erano convinti che libertà politica non potesse esserci senza libertà economica, caratterizzata questa in particolare dai meccanismi della concorrenza: Di qui le grandi battaglie contro il protezionismo industriale (pietra angolare del meridionalismo di Salvemini), contro tutte le forme di corporativismo, contro i monopoli privati e pubblici, contro i sistemi di tut4ela delle categorie: Ma Ernesto Rossi è anche l'autore di "Abolire la miseria"… Resta questo uno dei punti centrali del pensiero di Ernesto Rossi, che si trovò presto a proseguire le sue battaglie anche nella nuova democrazia repubblicana e che contraddistingue il suo "anticlericalismo", che mirava a colpire non la fede e la religione, ma le posizioni di potere della Chiesa in Italia.
Un anticlericalismo da proporre cioè in primo luogo agli stessi cattolici… Con Altiero Spinelli, durante il confino, compose quel "Manifesto di Ventotene" che è il primo appello all'unità europea in nome della democrazia.
Ma di Ernesto Rossi c'è un altro aspetto radicale: la gestualità. E il modo, lo strumento con il quale è indispensabile operare quando le intere popolazioni sono aperte alla politica, per rendere recepibile il discorso politico. Un solo esempio: durante il fascismo un giorno a Firenze doveva arrivare Arnaldo, il fratello del "duce"; allora la sera prima con un gruppo di amici, tra i quali il pittore Ottone Rosai- uomo anche di grande prestanza fisica- riescono a raggiungere un luogo…irraggiungibile, ma estremamente visibile dalla "casa del fascio" e ci piazzano una grande scritta antifascista a grandi caratteri, che sarà un'impresa rimuovere.
Sono gli strumenti della resistenza, delle minoranze estreme, dei singoli persino, nelle situazioni di regime, resistenza senza violenza, ma pur sempre attiva.

La figura, l'ispirazione ideale e non soltanto l'opera di Ernesto Rossi, sono perciò di grande attualità, in una situazione politica grave, nel momento in cui entriamo nel terzo millennio: nonostante tutto, la prima repubblica è finita, se non altro perché non ci sono più i protagonisti, ma la seconda non è nata, né all'orizzonte se ne intravedono le premesse.
L'unificazione europea, unico avanzamento in grado di dare slancio e coerenza, e di creare una condizione nella quale la politica possa di nuovo suscitare interessi e passioni con la partecipazione piena alle dimensioni mondiali attuali, procede con la solita esasperante lentezza: la resistenza degli apparati politici, partitici, amministrativi ed economici nazionali, è volta a conservare il potere costruito in questi ultimi decenni attraverso lo Stato sociale.

In Paesi di più antica tradizione democratica e di più solido impianto amministrativo lo Stato sociale funziona meglio, ma il dato politico di fondo è lo stesso, il possesso delle "stanze dei bottoni" a Roma come a Parigi o nelle altre capitali.
Avanzamenti politici non appaiono perciò all'orizzonte se non il fatto che, con le prossime elezioni e con il possibile successo del cosiddetto Polo delle libertà, con la sinistra "liberata" da problemi e da responsabilità di governo, a sinistra, ma non è certo da escludere anche a destra, potrà aprirsi un dibattito su una nuova ipotesi si stampo liberal - radicale, una nuova politica dei diritti civili, un nuovo approccio, nella chiarezza del significato politico - morale dell'economia di mercato, senza più collettivismi e nazionalizzazioni e statalismi e dirigismi e nella consapevolezza del fatto che gli unici interventi dello Stato sono quelli volti a tagliare le punte della congiuntura e a salvaguardare le condizioni stesse del mercato.

Per i radicali è una storia vecchia; per i radicali maturati nell'esperienza di Quaderni Radicali si tratta di continuare per la loro strada con la speranza questa volta di un maggiore ascolto. Il club "Ernesto Rossi" è sorto, ormai parecchi anni fa, con lo scopo di essere una struttura di dibattito su questo terreno. Oggi il momento politico ne richiede una presenza tesa al massimo perché questa volta uno spazio di praticabilità può veramente delinearsi. Non si tratterà di fare del movimentismo, si tratterà di capire momenti di fondo della condizione dell'Italia, di individuare prospettive. Abbiamo davanti le non esaltanti esperienze di "Ideazione", di "Liberal", del "Polo laico", in parte sostenute anche da personalità di un certo valore culturale. Ma a tutte mancava l'esperienza radicale, quella prassi sperimentale di presenza e di iniziativa che ha consentito a piccoli gruppi di affrontare grandi problemi e che oggi appare sicuramente appannata, che forse deve essere ripensata verso nuove strade.

Il club "Ernesto Rossi" è qui anche per questo.

L'iscrizione al Club è di € 100,00 annuali, è nazionale, anche se 10 iscritti in una stessa città possono dare vita a club locali.
Con le quote di iscrizione e con i contributi volontari si finanzia l'attività di forum, convegni, dibattiti, pubblicazioni del club oltre che il sito www.quaderniradicali.it .

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