La globalizzazione sta modificando il nostro modo di vivere in maniera molto profonda.
Il campo di battaglia del secolo ventunesimo, dove informazioni e immagini sono trasmesse ovunque, vedrà,
come dice Anthony Giddens, schierato il fondamentalismo contro la tolleranza cosmopolita.
Siamo quotidianamente in contatto con altri che pensano diversamente, e vivono differentemente da noi.
Accogliere e fare propria questa diversità culturale, è la sfida contro quei fondamentalismi che la trovano inquietante e pericolosa,
ma è anche la sfida contro le tecnocrazie che hanno ammazzato la politica in nome di una globalizzazione dai contorni indefiniti e già in crisi prima ancora di compiersi.
Identità etnica, religiosa o nazionale non significa chiusura in un tradizionalismo estremistico, molto spesso pronto a degenerare in forma di violenza. La globalizzazione è paradossalmente alla base della possibile espansione della democrazia, ma non è affatto pienamente benigna nelle sue conseguenze. Noi siamo la prima generazione a vivere un nuovo tipo di società: la società globale cosmopolita.
I contorni di questa società riusciamo a distinguerli a malapena.
Scrive ancora Giddens "essa sconvolge i nostri abituali modi di vivere ovunque ci troviamo...
l'impotenza che proviamo non è segno di fallimento individuale, ma riflette l'inadeguatezza delle nostre istituzioni.
E' necessario ricostruire quelle che abbiamo, o crearne di nuove, perché la globalizzazione non è un incidente delle nostre vite di sempre.
E' il cambiamento delle condizioni stesse della nostra esistenza.
E' il modo in cui oggi viviamo".
Dovunque volgiamo lo sguardo, vediamo istituzioni che sembrano sempre le stesse, hanno gli stessi nomi, eppure stanno diventando, nel loro interno, qualcosa di completamente diverso. Nazione, famiglia, tradizione, natura, lavoro, economia;
continuiamo a parlarne come se fossero uguali a ciò che erano in passato, eppure non lo sono più:
resta un involucro esteriore, ma sono dentro profondamente mutati, e questo non solo in Italia, in Francia,
negli Stati Uniti, in Germania, ma ovunque nel mondo.
Ecco, queste sono le "istituzioni guscio" (Giddens),
ossia istituzioni divenute oramai inadeguate a far fronte ai compiti che vengono loro richiesti.
La vita quotidiana è sottoposta a un autentico rivolgimento globale, nel lavoro come nella politica.
La globalizzazione non riguarda solo i grandi sistemi, l'ordine finanziario mondiale, non sta "fuori",
remota e distante dalle persone, ma è anche un fenomeno interno, che influisce sugli aspetti intimi e personali della nostra vita.
Il quadro politico, culturale e istituzionale italiano non sembra, nonostante il ruolo del Paese,
in grado di fronteggiare tutto questo con strumenti idonei...