Chiacchierando di religione con IQBAL AL-GHARBI e SOUAIHI MONGIA

A pranzo con due intellettuali liberali tunisine

articolo di ANNA BARDUCCI MAHJAR

In un ristorante tipico del souk di Tunisi, Anna Barducci Mahajar ha tenuto una conversazione (proposta di seguito) con Iqbal Al-Gharbi e Mongia Souaihi, due intellettuali liberali tunisine. Iqbal Al-Gharbi (IAG) è docente di psicologia e scienza dell'educazione presso la Facoltà di Teologia alla prestigiosa Università Ezzeytuna di Tunisi. Termina i suoi studi in Europa, completando un dottorato di ricerca in psicologia sociale e antropologia presso la Sorbona di Parigi. In Francia, trova un riscontro alle sue idee liberali, che decide di esportare nel suo paese d'origine attraverso i suoi scritti. Torna, quindi, a Tunisi ad appena trent'anni, accettando una cattedra d'insegnamento. Dei primi anni, dopo il suo ritorno da Parigi, Al-Gharbi ricorda i commenti dei suoi colleghi di lavoro che si chiedevano perché una giovane donna in minigonna, che aveva vissuto e studiato in Francia, fosse tornata a lavorare a Tunisi. Mongia Souaihi (MS) è docente di esegesi coranica presso la Facoltà di Teologia alla prestigiosa Università Ezzeytuna di Tunisi. Il suo campo di ricerca, durante questi ultimi anni, è lo studio di un'interpretazione moderna dei testi sacri dell'Islam al passo con le esigenze storiche contemporanee. Le sue maggiori pubblicazioni vertono sulla situazione femminile nell'Islam e la donna nell'immaginario arabo-musulmano. Lo scopo delle ricerche di Souaihi cercano di portare alla luce uno spirito di tolleranza e l'accettazione dell'altro attraverso un'esegesi più moderna dei testi islamici.

A pranzo in un ristorante tipico del souk di Tunisi, Tunisia.
Menu: Pollo arrosto, uovo al tegamino, patatine fritte, pane, olive nere e peperoncini. Bevande: Acqua.

(MS): Ben arrivata in Tunisia.
(ABM): Grazie.
(MS): Signora o Signorina?
(ABM): Signorina.
(MS): Allora sei giovane. Bene, mentre aspettiamo Iqbal, ti racconto un po' di me.
(ABM): So che insegni esegesi coranica
(MS): Sì, il mio campo di ricerca è trovare nuove interpretazioni dei versetti coranici che rispettino lo status della donna, il dialogo inter-religioso e quello inter-culturale. Trovare una lettura moderna dei testi sacri, che possano mettere fine al conflitto di civilizzazione. Forse un giorno riusciremo a fare qualcosa. La speranza è l'ultima a morire.
(ABM):Mi puoi fare un esempio?
(MS): Prendiamo la sura coranica 4 versetto 34, dice che la donna disobbediente deve prima essere ammonita, poi lasciata sola nel letto e infine, se il suo atteggiamento non viene riportato sulla retta via, battuta. Quello che dobbiamo fare è, innanzitutto, riportare il versetto nel suo quadro storico e poi evidenziare quei hadith, o quelle frasi dove il profeta Mohammed sostiene che i migliori degli uomini non picchiano le donne. L'idea è di utilizzare una rivisitata e moderna interpretazione del Corano per apportare delle riforme sociali e culturali. Facciamo l'esempio della sura 4 versetto 3 sulla poligamia, che permette all'uomo di sposare un massimo di quattro mogli. Lo stesso versetto contiene un passaggio, che sottolinea che se l'uomo teme di non essere giusto con ognuna delle sue consorti ne deve sposare soltanto una. Alcune interpretazioni moderne dicono che l'uomo non può essere giusto e di conseguenza la poligamia è proibita ai musulmani.
(ABM) Qui in Tunisia, grazie a Bourghiba e al suo Statuto per la donna, la poligamia è stata abolita.
(MS) Esatto. Quando vado a delle conferenze in Libano o in Egitto, mi sento dire che noi Tunisini, proprio per la ricerca di un'uguaglianza tra donne e uomini, non siamo dei veri musulmani. Questo non può essere un metro per giudicare la religiosità e ci fa capire quanto siano importanti nuove interpretazioni. Prendi l'Antico Testamento, a quei tempi la situazione della donna non era fra le più agevolate, ma l'Ebraismo, come il Cristianesimo, è riuscito a evolversi. È quello che vogliamo anche per l'Islam. Esistono dei diritti dell'uomo riconosciuti internazionalmente, che devono essere integrati all'interpretazione dei versetti coranici. La donna non può essere sottomessa al grande said (padrone), le devono essere concesse le pari opportunità. Qui in Tunisia, prima con Bourghiba e adesso con Ben Alì, siamo l'unico paese arabo dove la donna può esprimersi liberamente.
(ABM) Pensi, quindi, che fino a quando le interpretazioni coraniche verranno lasciate ai conservatori, non sia possibile un miglioramento dello status femminile?
(MS) Ti faccio solo un esempio. Nel 2004, sono andata in Egitto per una conferenza sull'Aids con la presenza di vari leader religiosi. Sento dire che per combattere questa malattia, la donna deve stare a casa e indossare il hijab (il velo). Altri hanno detto che è la punizione data da Dio per l'infedeltà. Ti sembra un modo sano di ragionare? L'Università Ezzeytuna ha rotto tanti tabù in Tunisia. È uno dei centri culturali e religiosi più influenti del paese e pensa, io insegno esegesi coranica senza velo! Mi metto il rossetto! Quando ho ottenuto la cattedra, i miei colleghi mi guardavano con sospetto. L'esegesi coranica è vista come una materia d'insegnamento per uomini. Una donna che interpreta i testi sacri del Corano non si era mai vista! Qui in Tunisia, però, la donna lavora, è rispettata, il 65 per cento degli studenti nelle Università sono delle donne!
(ABM) L'Università Ezzeytuna ha una lunga tradizione secolare. Voi formate gli imam delle moschee, i direttori delle scuole religiose e gli insegnati di religione. Un compito delicato.
(MS) Sì, o creiamo dei terroristi o delle vere figure religiose! La vera specificità dell'Università Ezzeytuna è la riforma dell'insegnamento religioso. Tra i corsi obbligatori ci sono il diritto dell'uomo, la filosofia e la storia delle tre grandi religioni monoteiste. Abbiamo anche invitato un esponente buddista per parlarci del suo credo. Insegnamo l'ebraico, il farsi, il latino e il greco, oltre all'inglese, francese e spagnolo. Non si trovano precedenti di questo tipo in altre Università religiose del mondo arabo. All'Istituzione religiosa Al-Azhar in Egitto lanciano molte fatwe. All'Ezzeytuna non esiste niente di tutto ciò. Inoltre, la nostra Università è legata al Ministero dell'Alta Educazione non a quello del Culto Religioso, che non ha alcun tipo di influenza sui nostri curriculum scolastici.
(IAG) Scusate il ritardo, tutto bene?
(ABM) Sì, grazie. Arrivi in tempo, ho finito stamani di leggere alcuni tuoi articoli sulla situazione della donna nel mondo arabo e ti volevo fare alcune domande.
(IAG) Beh, non è facile. Vero Mongia? Come sempre, il problema sono i conservatori, che impediscono il miglioramento della situazione. Non so quale articolo tu abbia letto, ma in uno di questi sostengo che la disinformazione sistematica è uno strumento di potere privilegiato nell'Islam. La discriminazione nei confronti della donna viene presentata come qualcosa di naturale. In tutte le società chiuse, il potere ha sempre avuto il privilegio di controllare le azioni degli uomini. Nelle società musulmane, in modo particolare a partire dal periodo del açr-at-tadwin, ovvero l'epoca in cui si inizia la documentazione per iscritto, è iniziata l'istituzionalizzazione e la manipolazione della memoria collettiva.
(ABM) Mi puoi fare un esempio?
(IAG) Il periodo pre-islamico è chiamato a torto Jahilya, ovvero ignoranza.
(ABM) Certo, in realtà, era un periodo caratterizzato da un raffinato stile letterario.
(IAG) Non solo, il mio punto è che in quell'epoca le donne spiccavano per la loro personalità, il loro spirito critico e la loro capacità di prendere iniziative. Erano parte attiva dell'economia, della società ed esisteva la poligamia come la poliandria e la monogamia. Era un periodo transitorio tra il matriarcato ed il patriarcato.
(ABM) Allo stesso tempo, però, l'Islam ha portato dei miglioramenti per la donna. L'uomo ha limitato il numero di donne da sposare a quattro e le figlie femmine non vengono più seppellite vive dalle famiglie, che non hanno soldi per poterle mantenere.
(IAG) Esatto. In generale, si può dire che ha regolato l'anarchia che vigeva in quel periodo. Ha tolto la poliandria, lasciando la poligamia e la monogamia. Ricordiamoci, che due dei compagni del Profeta rifiutavano di sposarsi con più donne. Esiste anche un hadith, che noi utilizziamo per superare la tradizione della poligamia, secondo il quale Mohammed durante un'assemblea generale disse che Alì, marito di sua figlia Fatima, non si doveva sposare con altre donne. "Quello che fa male a mia figlia - disse il Profeta - fa male anche a me". Dunque, per un'interpretazione moderna del Corano, noi diciamo che se la poligamia fosse stata considerata sempre giusta dal Profeta, non avrebbe fatto nessun commento ad Alì. Tutto, però, deve essere riportato e commentato nel suo contesto storico. Inoltre, il Corano riabilita in un certo senso la figura la donna. Nel Testo Sacro, la colpa del peccato originale è di Eva e anche di Adamo! L'Islam, inoltre, offre a tutte le donne, di qualsiasi classe sociale, il diritto all'eredità.
(ABM) Cos'è quindi che non si racconta di quei tempi?
(IAG) Si occulta che Khadija, la prima moglie del Profeta, era una donna d'affari, una vedova ereditiera, che investiva i suoi averi in operazioni di commercio internazionale. Una donna forte, indipendente, che si riservava la libertà di scegliere il proprio sposo. Lo storico Ibn Saad riporta che Khadija aveva inviato l'emissaria Nefissa per chiedere la mano del Profeta, che poi vivrà monogamente con lei per 25 anni. La moglie di Mohammed, la piccola Aicha, inoltre, era una donna forte che aveva condotto su un cammello una battaglia con 125 mila soldati! Credo che stare su un cammello, sia più difficile che guidare una Clio o una piccola Peugeot! Sempre secondo gli storici, in epoca già islamica, Aicha bent Talha nipote di Aicha, ha avuto molti mariti.
(ABM) Tu, Iqbal, hai scritto un articolo sul velo islamico, dove affermi che non esiste alcun precetto coranico che lo imponga.
(IAG) Esatto. Il hijab è diventato un affare di Stato, basta leggere le polemiche in Francia sulla sua proibizione nelle scuole. La parola hijab deriva dal verbo hajaba, che significa nascondere, proteggere, separare. Alcuni storici dicono che il velo fosse il mezzo più semplice per le spose del Profeta per farsi riconoscere e non essere molestate. Questo costume era stato adottato dalle cittadine, soprattutto da quelle dell'alta classe sociale, che volevano farsi notare dalle consorti del Profeta. Allo stesso tempo, però, le donne di campagna o della classe lavoratrice non avevano adottato il hijab. È quindi naturale pensare che il velo non costituisse un precetto religioso.
(ABM) Il velo fa parte di una tradizione bizantina e persiana. Era utilizzato dalle donne romane, come negli stessi costumi ebraici. Quali sono le basi religiose utilizzate per l'imposizione del hijab?
(IAG) In generale, si cita la sura 33, quella delle fazioni alleate, versetto 59. In questo passaggio, si dice che le figlie e le consorti dei credenti debbano ricoprirsi con dei mantelli, per distinguerle dalle altre donne e perché queste non vengano offese. La sura 24, quella della luce, versetto 30 e 31, dice che i credenti debbano abbassare gli sguardi e custodire le proprie vergogne, coprendosi i seni, non mostrando le loro parti belle all'infuori dei familiari, mariti, schiave o schiavi senza genitali.
(ABM) Sì, questo versetto oltre a specificare che le donne devono nascondere le loro parti più belle, aggiunge il passaggio "eccetto quel che di fuori appare". Questa ultima parte non sembra essere troppo chiara agli esegeti. Alcuni commentatori della Sunna dicono che permette alla donna di mostrare il volto e le mani, ma non i capelli che devono invece essere coperti. Un'altra interpretazione è che il precetto si riferisca a tutta la superficie del corpo di una donna. Allo stesso tempo, la sura 33 versetto 59, che tu hai citato, non specifica né la grandezza del "mantello", né dice se la donna debba coprirsi o meno il volto.
(IAG) Per alcuni esegeti islamici, però, questi versetti non impongono il hijab, che non viene mai menzionato nel Corano, ma dicono invece che cercano di instaurare un comportamento di decenza in pubblico. Secondo altri esegeti, più conformi a una traduzione letterale, le raccomandazioni fatte alle consorti del Profeta sono d'obbligo per tutte le donne musulmane. Non solo, ma per questi stessi pensatori la Sharia diventa parte inscindibile della vita quotidiana del credente, che va a influenzare l'intimità di coppia, il comportamento amoroso, la vita pubblica e politica, il modo di vestirsi e di ornarsi.
(ABM) Hai detto, che le donne musulmane, durante la storia, si sono però imposte per la loro personalità.
(IAG) E, infatti, lo ribadisco. Prendiamo Aicha bent Talha, suo marito le aveva chiesto di indossare il velo, ma lei si era rifiutata. Aicha era una donna aristocratica, cosciente della propria bellezza e amava farsi ammirare. Maliziosa abbastanza da dichiarare che Dio, nella sua grande misericordia, l'aveva creata bella e che pertanto desiderava mostrare la sua opera d'arte. Aicha era femminile, affascinante, sicura di sé e forte. Ricercava gli omaggi dei poeti e sapeva usare le sue arti seduttorie, tanto da sconvolgere e provocare la destituzione del governatore della Mecca Al-Hareth Al-Makhzoumi, che aveva consentito di ritardare l'ora della preghiera per permetterle di terminare il suo tawaf, ovvero il giro rituale della Kaaba.
(ABM) Anche Sukeina, bisnipote del Profeta Mohammed è stata una figura di rilievo.
(IAG) È vero, nonostante la sua posizione sociale, ha sempre rifiutato di indossare il velo, di sottomettersi ai voleri del marito e al principio della poligamia. Era una femminista che non perdeva occasione per contestare l'autorità maschile. Aveva un salone letterario a Medina e organizzava delle serate interminabili con poeti, artisti e intellettuali di diverse religioni e pensiero. Accadeva spesso che i grandi poeti del ghazal, ovvero la poesia erotica della scuola del Hijaz, si recassero alla residenza di Sukeina per recitare i loro poemi. Lei era una donna vitale, che amava stimolare il dibattito e commentare nei particolari i versi poetici. Leggendo la storia, si nota che le donne si sono sempre opposte ad una uniformizzazione, che reprimesse la propria personalità. Sotto il califfato dell'intransigente Omar B. Khattab, le donne avevano raggirato la legge e avevano inventato la moda Katabi, un lungo vestito, che non lasciava scoperta nessuna parte del corpo, ma al contempo si sposava con le forme trasformandosi in una seconda pelle.
(ABM) In un tuo articolo, dici che la moda femminile agli albori dell'Islam si era liberata da "quel rigore dell'ortodossia e si era invece caratterizzata per la ricerca della linea e dei volumi".
(IAG) Sì, le tuniche erano decorate con filamenti argentati, dorati o alle volte venivano incisi dei poemi. I materiali erano la seta, il raso e i profumi erano al muschio o all'ambra. Colori vivaci come il rosa, l'arancione, il giallo zafferano. La moda influenzava anche le acconciature. All'epoca del Profeta le donne utilizzavano il vino come lacca per dare volume ai capelli. Sukaina aveva inventato un'acconciatura speciale, conosciuta ai tempi come al turra al sukeiniya, i boccoli alla Sukeina. Il suo taglio ribelle fece furore sia fra le donne sia fra gli uomini. Il Califfo Omar B. Abdelaziz, considerando questa acconciatura troppo effemminata, la proibì a tutti gli uomini: pena la rasatura della testa e la flagellazione.
(MS) Sai, Iqbal aveva trovato dei problemi a fare pubblicare il suo articolo sul hijab. Non tutti accettano di ascoltare la verità. L'infibulazione femminile, la lapidazione, il velo e i crimini d'onore non fanno parte dell'Islam e non sono menzionati in nessun versetto coranico.
(IAG) È vero. Prima dell'Islam, se il marito trovava una donna con un altro uomo, poteva uccidere la consorte. L'uomo aveva quindi il diritto di vita e di morte sulla moglie. L'Islam però non permette il delitto d'onore, nonostante sia praticato in quei paesi musulmani, che considerano il concetto d'onore una legittima difesa. Il Profeta però impone, che per provare l'esistenza di un rapporto extra-coniugale, ci sia bisogno di quattro testimoni uomini e musulmani, presenti al momento dell'atto! Cosa razionalmente impossibile!
(ABM) Vero, nonostante in paesi come il Pakistan, quasi l'80 per cento delle donne in carcere sono state imprigionate per aver avuto un rapporto al di fuori del matrimonio e, cosa ancor peggiore, nella maggior parte dei casi sono state stuprate da qualche membro della famiglia. Mi ricordo, che nel 2004, il Pakistan ha presentato un emendamento contro i delitti d'onore, senza però andare a modificare l'Ordinanza Qisas e Diyat, che prevede che il marito-omicida ottenga il perdono della famiglia offesa attraverso un risarcimento, interrompendo così il procedimento penale. Leggevo che in Giordania, si è provato a cambiare l'articolo 340 del loro Codice Penale, che prevede che se l'uomo trova la propria moglie o una donna della sua famiglia in una situazione adultera, e uccide o provoca ferite fisiche a uno o a entrambi i trasgressori, o è esantato da qualsiasi condanna o ottiene una riduzione della pena prevista. Nel 2001, ci si aspettava una modifica, ma il Senato hashemita ha decretato un nuovo emendamento, che in nome dell'uguaglianza, garantisce anche alla moglie una riduzione della pena per uccidere il marito fedifrago.
(MS) Orribile. Tu credi veramente, che la donna sarà trattata come l'uomo? Io ho scritto un articolo sui crimini d'onore, affermando che non esiste alcun versetto coranico e nessun hadith che lo permetta. Mi trovavo a una conferenza in Libano, quando mi raccontano, senza specificare il paese, che una giovane ragazza era stata stuprata e messa incinta da suo cognato. Al quinto mese, la giovane donna decide di confidarsi con sua madre. Bene, la mamma chiama due dei suoi figli e sgozzano la povera ragazza per aver infangato l'onore della famiglia. Queste cose devono essere dette, per discuterne, per far uscire queste persone dall'ignoranza. Qui in Tunisia, però, possiamo parlare liberamente di questi temi. A proposito, venendo al Souk, hai notato la quantità di ragazze col hijab?
(ABM) Sì, ho visto.
(MS) Il velo non fa parte della nostra tradizione tunisina. Se vedi una donna di una certa età col hijab, è probabilmente una haja, una che ha compiuto il pellegrinaggio alla Mecca e che vuole così dimostrare un suo status acquisito. Una ragazza, però, difficilmente è già stata in Arabia Saudita.
(ABM) Quindi, quale sarebbe la ragione?
(MS) I canali satellitari che trasmettono dal Medio Oriente, come Iqra!
(ABM) Hanno una forte influenza?
(MS) Certamente. Esiste un processo d'islamizzazione radicale fatto attraverso i mezzi di comunicazione e non solo. I sauditi, per esempio, pagano le grandi star egiziane per mettersi il velo quando vanno in Arabia Saudita, così poi possono dire: Vedete? Anche le cantanti, i vostri idoli, portano il hijab!
(ABM) Gli integralisti come interpretano le vostre posizioni?
(IAG) Noi siamo protette da un governo che combatte il fondamentalismo. Fossimo in un altro paese, la nostra vita sarebbe seriamente a rischio. Poco tempo fa, sono venute le telecamere del canale quatariota, Al-Jazeera, io e Mongia siamo state intervistate su temi di esegesi islamica e poi abbiamo parlato dell'abolizione della poligamia, che va contro a un'interpretazione moderna del Corano. Al-Qaradhawi ha fatto censurare questa ultima parte.
(ABM) Perché Al-Qaradhawi ha un grosso seguito tra la popolazione islamica?
(IAG) La gente ha bisogno di discorsi semplici, o forse semplicisti, facili da capire. C'è la necessità che qualcuno ci dica cosa è bene e cosa è male. Non per niente un suo libro, che contiene un capitolo su come percuotere una donna, s'intitola Hallal wa Haram, il concesso e il proibito. Al-Qaradhawi rappresenta la figura del padre sociale.
(ABM) Lo Sceicco Al-Qaradhawi è influente in Tunisia?
(IAG) No, ti racconto un aneddoto. Qualche tempo fa, il nostro poeta nazionale Sghair Ouled Ahmed, ha fatto causa allo Stato perché la preghiera delle cinque del mattino, el fajar, non lo faceva dormire. Sai, tutti gli artisti sono stravaganti. Al-Qaradhawi gli ha lanciato una fatwa. Qui, però, non ha nessun potere. I suoi libri, per esempio, sono aboliti, non si possono comprare. Allo stesso tempo, a causa dei canali satellitari, è diventato un personaggio conosciuto. La gente guarda e ascolta le sue opinioni su Al-Jazeera.
(MS) Vedi, io insegno esegesi e conosco le scritture islamiche nei minimi dettagli. Molti di questi leader religiosi, si fermano a un'interpretazione statica, che non si rinnova alle esigenze moderne, non cercano di capire e di trovare letture, all'interno dello stesso Corano, che rispettino i diritti fondamentali dell'uomo. Io sono una musulmana ed è sette anni che faccio il pellegrinaggio alla Mecca, quindi nessuno può accusarmi di essere un'apostata. Se si vogliono dei cambiamenti è sbagliato imporsi come dei refusnik dell'Islam. Il rifiuto totale crea solamente ulteriore fanatismo. È per questo che ribadiamo la necessità di una nuova esegesi basata su canoni moderni. In maniera particolare, dobbiamo eliminare questo etnocentrismo intorno alla nostra religione e rispettare il non-musulmano, che sia di un'altra fede o ateo.
(IAG) Io aggiungerei che oltre a una necessità di una nuova rilettura del Corano e della Sunna, dobbiamo batterci affinché la Sharia, la legge islamica, non venga applicata nei paesi arabi, perché nuoce alla Sharia stessa e alla nazione islamica. Oggi giorno, la legge islamica è diventata sinonimo di amputazione delle mani e di lapidazione degli amanti. La sua implementazione dimostra una certa ignoranza della storia dell'Islam e degli scopi della stessa Sharia.
(ABM) In che senso?
(IAG) Se si studia la storia dell'Islam, si noterà come, per l'evolversi della situazione sociale, economica e del cambiamento dei pericoli per la sicurezza della nazione islamica, siano state abrogate da Abu Bakr, così come da altri califfi, delle importanti parti del Corano.
(ABM) Abrogate in che modo?
(IAG) Nell'Islam esiste il nome tecnico di nasekh e mansoukh: i versetti coranici più recenti, abrogano i precedenti in contraddizione. In un mio articolo, pubblicato su metransparent.com, dico che il ruolo del Profeta non è stato solo quello di divulgare la Rivelazione del Corano, ma anche quello di abituare la popolazione musulmana all'uso della logica. È per questo semplice motivo, che l'abrogazione dei versetti coranici non è cessata con la sua morte, perché la situazione sociale ha continuato e continua a mutare e ad evolversi.
(ABM) La Tunisia è un caso a parte. Nelle scuole, insegnate la storia delle immigrazioni in Tunisia, come quella italiana, e il rispetto per le altre due religioni monoteiste.
(IAG) Noi tunisini siamo geneticamente dei religiosi liberali! In primo luogo, siamo un paese vicino all'Europa e pertanto influenzato culturalmente dall'Occidente. In secondo luogo, il nostro Islam è della scuola malakita e tradizionalmente più aperto.
(MS) Non vorrei interrompere, prendiamo adesso un tè coi pinoli e poi andiamo. Ho lezione alle tre.

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